Strage Canale di Sicilia – Quando gli italiani erano i veri extracomunitari

strage-canale-di-siciliaIl 18 aprile 2015 è la data dell’ennesima tragedia consumata nelle acque del Mediterraneo.

Un naufragio alle porte del Canale di Sicilia è costato la vita a  più di 700 persone. Difficile avere un riscontro definitivo delle vittime ma si presume che le cifre potrebbero aumentare (c’è chi parla di 950 persone a bordo).

Si tratta della più grande sciagura avvenuta nelle acque del Mediterraneo: “un’ecatombe senza precedenti” come definita dall’ONU.

L’esperienza insegna che con l’approssimarsi della primavera e della bella stagione, gli episodi, che si sono tragicamente verificati in prossimità delle acque italiane, prenderanno ogni giorno sempre più forma e consistenza.

La cosa che lascia perplessi, non è la prevedibilità degli avvenimenti, quanto la completa riluttanza della classe politica italiana (ed anche europea) a dare una risposta efficace al problema dell’immigrazione clandestina, assistendo inerme alla quotidiana morte di centinaia di persone.

Continue accuse ed attacchi frontali in termini di competenza, vengono lanciati dai palazzi del potere italiani nei confronti delle istituzioni europee, ree di aver lasciato da solo il nostro Paese.

L’indifferenza di tantissimi Governi (di CDX e CSX) che si sono succeduti, avrebbe dovuto far nascere una sorta di responsabilità colposa, nei confronti di chi ha assistito,senza far niente, ad una strage continua di migranti. Una responsabilità non solo politica, ma etica applicata per analogia in una società che garantisce (in svariati trattati internazionali) il diritto alla vita in qualsiasi zona del globo terrestre.

A cosa servono tutti i Trattati internazionali e le solenni Dichiarazioni per i diritti e la dignità dell’uomo, se poi non siamo in grado di tutelare nemmeno una vita umana?

E se ci fossimo noi a bordo di quei barconi ?

L’italiano è sempre contraddittorio e dalla memoria troppa corta.

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Nonostante ognuno di noi abbia almeno un parente in Argentina, Germania, Svizzera, Canada, abbiamo dimenticato che è intrinseco nel DNA genetico della nostra nazione “essere immigrati”.

Spopolando paesi del sud abbiamo riempito fabbriche del nord. Quando questo non bastava più, abbiamo attraversato le Alpi spingendoci anche oltre  l’Atlantico.

Evidentemente le nuove generazioni hanno dimenticato quando erano gli italiani a cercare fortuna altrove. Quando con una valigia di cartone si salutavano i propri cari e si affidava la propria esistenza alla volontà di Dio. 

Sono cambiati i tempi, le condizioni storiche ed economiche, però la ciclicità della storia è sempre la stessa: continua a ripetersi nella stessa maniera con soggetti differenti.

Chi sta cercando, nelle ultime ore, di farne una questione politica, speculando sulla morte di centinaia di persone rinnega le nostre radici e la storia del popolo italiano.

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