Bonus Carburante: 224 EURO comprano la dignità di un lucano?

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Ammonta a 224 euro il tanto atteso ultimo accredito del BONUS CARBURANTE che spetterà ai lucani patentati (che ne hanno fatto richiesta).

Da dove provengono questi soldi? Sono un regalo?!?
Questi soldi provengono dalla variazione delle royalties che sono passate dal 7% al 10% e quindi con la maggiorazione del 3% si è deciso di finanziare una card che potesse offrire ad ogni lucano patentato un bonus da spendere in idrocarburi, a titolo di compensazione per i danni ambientali e per lo sfruttamento delle risorse energetiche ed ambientali della nostra Basilicata.

È opportuno fare delle considerazioni sull’argomento a 360 gradi.
Davvero siamo convinti che la dignità di un lucano valga 224 euro annui?
Siamo convinti che tale cifra sia proporzionale ai danni ed allo sfruttamento che il nostro territorio subisce da più di 25 anni?
Sono domande necessarie che ogni “cittadino” dovrebbe porsi.

La nostra amata Regione merita di più e potrebbe offrire molto di più.
Un’agricoltura d’eccellenza: da anni, generazioni di famiglie sono intente ad offrire  prodotti di qualità, coltivati secondo le tradizioni di una volta.
Un’offerta turistica che potrebbe funzionare 365 giorni l’anno grazie alla fortuna di avere sia il mare che la montagna.
Una cucina semplice fatta di sapori unici che non ha niente da invidiare alla cucina pugliese o calabrese.

Invece la realtà è un’altra.
In Basilicata ogni giorno si muore di tumore (come è possibile avere una delle più alte incidenze tumorali d’Italia se qui abbiamo pochissime industrie, pochissime automobili, mangiamo prodotti a km zero?).
La disoccupazione è dilagante con intere generazioni di ragazzi che scappano via per la mancanza di opportunità e meritocrazia.
Più della metà dei lucani vive sotto la soglia di povertà.
I fiumi e moltissime falde acquifere sono inquinate.
Intorno a pozzi petroliferi non è più possibile coltivare la terra.

Credete ancora che 224 euro siano sufficienti a ripagare questi enormi danni?!?

Sveglia lucani, la nostra Regione merita di più di un BONUS CARBURANTE!!!

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#CannabisLegale : una battaglia di civiltà

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Sbarca oggi alla Camera il ddl per la #CannabisLegale.
La proposta di legge elaborata da Benedetto delle Vedova (PD), porta la firma di oltre 200 parlamentari, ed ha l’obiettivo di discutere, finalmente in Parlamento, su una questione che in tantissimi Stati democratici è stata affrontata in passato, senza pregiudizi e banalità: “quella di ammettere che il proibizionismo ha fallito”.

La questione deve essere analizzata da tantissimi punti di vista e non può essere affrontata in maniera sommaria e/o bigotta, come il più della volte “la politica del consenso” ha fatto. Nessuno vuole aprire la strada alle droghe in Italia e nessuno vuole incentivare l’uso delle droghe nei giovani e/o nelle prossime generazioni. 

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In primis, bisogna capire perchè la Direzione Antimafia ha espressamente consigliato di mettere fine all’era del proibizionismo. Chi saggiamente combatte e contrasta la criminalità, tutti i giorni,  si è reso conto che un simile fenomeno non può essere contrastato con la repressione bensì va combattuto all’inverso: cioè tollerando quella che ormai è diventata una consuetudine.
Parliamoci chiaro e senza ipocrisie: più di 79 milioni di cittadini europei hanno fatto uso di cannabis nella loro vita, in Italia sono più di 13 milioni. Quindi non dobbiamo scandalizzarci se tantissime persone hanno chiesto che questa tematica fosse discussa, una volta per tutte, in Parlamento.
Pensiamo, inoltre, alla mole di soldi pubblici e di attività investigative che si sprecano andando a reprimere l’uso della cannabis.
A cosa ha portato questo uso di soldi pubblici ?
Abbiamo forze di polizia che invece di concentrarsi su tematiche serie, vanno dietro a dei ragazzini nemmeno se fossero i peggiori criminali.
Con quale risultato, visto che è sempre più facile reperire erba per strada?
Se ci aggiungiamo anche la mole di lavoro per tribunali, assistenti sociali e strutture socio-sanitarie appare evidente il fallimento delle politiche proibizionistiche.

Ancora: si stima che il consumo della cannabis, abbia un indotto economico che si aggira intorno ai 6-8 miliardi di euro annui.
Si tratta di soldi che rappresentato quasi 1/3 di una manovra economica di un Governo occidentale e che ogni anno vanno a finanziare la criminalità organizzata.
Pensate che il taglio di IMU e TASI sulla prima casa costa intorno ai 3,7 miliardi di euro annui, pensate quante cose si potrebbero fare con i 6-8 miliardi della cannabis legale e quanti servizi potremmo offrire ai cittadini?
Oggi, queste cifre restano nella mani della criminalità organizzata che, grazie al mercato nero ed a un’inutile opera di contrasto, finanzia le proprie attività.

Uruguay MarijuanaAncora: i dati dimostrano, sulle esperienze di Stati democratici come Uruguay, Olanda, Belgio, Portogallo, Spagna, Repubblica Ceca ed alcuni Stati Americani (Colorado, California, ecc…) che “depenalizzando” o “legalizzando” nel corso degli anni il numero dei consumatori diminuisce.
Alla faccia di chi punta il dito contro ad un simile atteggiamento affermando che in questo modo si apre la strada verso un incremento del consumo di droghe: i dati dimostrano il contrario!

Ancora: la cannabis ha una moltitudine di usi e proprietà benefiche.
Pensiamo al campo terapeutico della cura della Sclerosi Multipla, la cannabis risulta essere una delle soluzioni più benefiche per i malati che grazie alle sue qualità “anestetizzanti” riescono ad alleviare i dolori. Ma questo non è l’unico campo di applicazione, infatti la cannabis viene usata anche per i malati di cancro che sottoposti alla chemioterapia perdono appetito.

Potremmo andare avanti ad oltranza, trovare altri 1000 motivi per i quali è giusto legalizzare o depenalizzare il consumo di cannabis in Italia.
Non siamo qui per questo e non rappresentiamo la lobby della cannabis in Italia.

Quello che più ci preme è aprire gli occhi degli ipocriti e dei bigotti, cercare un confronto serio in Parlamento che vada oltre le posizioni retrograde di Lupi, Lorenzin e Giovanardi che per ostacolare il dibattito hanno presentato più di 1.300 emendamenti alla proposta di legge (in pratica più di quelli proposti nella totalità della loro attività parlamentare di oltre 20 anni).

Vogliamo che la classe politica si assuma, una volta per tutte, la responsabilità politica, culturale e morale di discutere una legge che sia in linea con i diritti civili ed i principi morali che in altri Stati democratici sono stati garantiti già da diverso tempo.

Non sottovalutiamo la questione: è una battaglia di civiltà, di democrazia e di libertà costituzionali !

 

#Diaz: la notte nella quale i diritti civili non ebbero alcun valore.

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Quello che successe il 21 giugno del 2001, nella scuola Diaz di Genova, non è mai stato raccontato per intero dai media, dalla classe dirigente, dai vertici della Polizia di Stato.

È una pagina talmente buia della nostra Repubblica che mai nessun libro di storia racconterà.

Noi italiani siamo fatti così: ci affezioniamo a tutto e tutti tranne che alla verità.

Nessuno ha mai voluto conoscere quello che è realmente accaduto nella notte dell’irruzione alla scuola Diaz. Sopratutto mai nessuno si è assunto la responsabilità politica, legale e culturale di una mattanza ingiustificabile in uno Stato di diritto (?).

È solo grazie alla forza, alla caparbietà ed alla voglia di giustizia di tantissimi giornalisti, di un PM e di coloro che hanno vissuto sulla loro pelle le atrocità di quelle notte, se forse oggi sappiamo realmente come sono andate le cose.

Il nostro sistema giudiziario non è mai stato efficiente e nemmeno su queste vicende lo sarà. Ci siamo dovuti rivolgere all’Unione Europea, che tanto odiamo, per avere giustizia. È stata la Corte Europea dei Diritti Umani che a distanza di 14 anni ha stabilito che quella notte alla Diaz, il nostro corpo militare (PS e CC) mise in atto vere e proprie TORTURE.

Ebbene sì, si trattò di TORTURA ed ecco gli estratti delle motivazioni della sentenza:

Il capo di condanna riguarda la violazione dell’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani, a cui l’Italia aderisce. La norma vieta agli Stati firmatari “la tortura e ogni altra procedura che, anche non attraverso le lesioni fisiche, si traduca comunque in trattamento degradante e umiliante” nei confronti di individui detenuti, arrestati o anche semplicemente sottoposti a provvedimento di fermo, come appunto nel caso genovese. Va ricordato peraltro che per tutti i 93 fermati nel blitz perché accusati di fare parte del famigerato black bloc le accuse di associazione a delinquere finalizzate a devastazione e saccheggio sono in seguito cadute, rendendo di fatto giuridicamente immotivata l’azione della polizia.

Pur senza soffermarsi sull’altro capo d’accusa, ossia la presunta violazione dell’articolo 13 (inadeguatezza delle indagini) nella sentenza i giudici della Corte si spingono anche oltre, sostenendo che se i responsabili non sono mai stati puniti è soprattutto a causa dell’inadeguatezza delle leggi italiane, che quindi devono essere cambiate. Inoltre la Corte ritiene che la mancanza di determinati reati non permetta all’Italia di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte delle forze dell’ordine. “Il carattere del problema è strutturale” si legge infatti nel documento “visto che ancora compete allo Stato italiano la composizione di un quadro giuridico appropriato, anche attraverso disposizioni penali efficaci”.

Tutti coloro che furono responsabili di questa mattanza non sono stati mai puniti, anzi come il tempo ha dimostrato, sono stati premiati con nomine dirigenziali ed avanzamenti di carriera (Per chi volesse approfondire http://www.linkiesta.it/it/article/2015/04/07/torture-alla-diaz-si-ma-in-italia-li-abbiamo-premiati/25390/) .

A noi giovani del nuovo millennio toccherà tenere vivo il ricordo di quella notte affinché simili atti non si ripetano mai più, la notte nella quale la democrazia, i diritti civili e le libertà personali lasciarono il posto alla TORTURA ed alla VIOLENZA.

Carlo Giuliani: 15 anni dopo

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Devo essere sincero, sulla vicenda di Carlo Giuliani mi sono ricreduto ed ho più volte cambiato idea. Inizialmente, enfatizzato dai media, mi sono lasciato trascinare da un’ondata di perbenismo ed ovvietà: “se era lì, con un estintore tra le mani, che cosa si aspettava?!?”.

Commenti che appaiono più che logici, se ci si sofferma ad analizzare la vicenda sommariamente.

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Però a distanza di anni, dopo processi, smentite, accuse e condanne, se entriamo nello specifico della vicenda, appare irrazionale punire un ragazzo con un estintore in mano con la pena della morte, non credete?
Trovo paradossale che a distanza di 15 anni, da quel fatidico 20 luglio 2001, ci sia ancora qualcuno che giustifichi la morte di un ragazzo come conseguenza del suo essere li a protestare.
Certo, non si protesta con un estintore tra le mani però in uno Stato di diritto (?) la pena per un simile gesto può essere la morte?
Ritengo, ancor più paradossale, che a distanza di cosi tanto tempo, nessuno abbia pagato per la morte di Carlo Giuliani e che ci siano divisioni ideologiche talmente forti, da andare oltre la vita di un ragazzo.
Dagli errori avremmo dovuto imparare ed invece in Italia abbiamo regalato promozioni ed onorificenze a DeGennaro&Company, gente che avrebbe dovuto garantire la sicurezza e l’ordine pubblico e che invece ha messo in atto vere e proprie TORTURE (lo ha stabilito la Corte di Strasburgo) contro cittadini indifesi.

Ecco, forse a distanza di 15 anni, qualcuno deve avere l’umiltà di stare zitto, rimanere in silenzio perchè in piazza Alimonda ha perso la democrazia, ha perso lo Stato di diritto, ha perso la civiltà, ha perso una nazione intera!

Per chi volesse approfondire, invito a guardare questo documentario chiamato “La Trappola” prodotto con immagini, filmati e registrazioni presi dal processo.

Non è un paese per giovani – L’ordinanza Sindacale che condanna la movida bernaldese

Sulla scelta effettuata dall’Amministrazione Comunale di Bernalda tramite Ordinanza Sindacale di regolamentare gli orari per gli spettacoli musicali interviene, l’ex Assessore alla Cultura, Nicola Caputi che con una nota esprime il suo dissenso per questa decisione che ritiene “limitativa rispetto alla vocazione turistica del nostro territorio”.

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“C’era da fare una scelta: restare un paese “dormiente” oppure cercare di sviluppare un indotto turistico basato sulla programmazione culturale.

Si è scelta la prima opzione.

Ergo in piena estate alle 0.30 (a Bernalda) ed alle 1.30 (a Metaponto) si dovrà stoppare ogni forma di musica e/o spettacolo !

Davvero preoccupante se si considera che la decisione proviene da una delle Amministrazioni più “giovani “dell’intera Basilicata (a quanto pare solo anagraficamente).

Io avrei fatto una scelta diametralmente opposta: sacrificando 30 giorni di quiete estiva con un bel calendario eventi che potesse attrarre gente da tutta la costa jonica.

L’esperienza dello scorso anno, che mi ha visto protagonista in prima persona nel ruolo di Assessore alla Cultura, ha ridato dignità al nostro centro storico ed ha dimostrato che si può far convivere l’esigenza di quiete cittadina con quella della movida giovanile.

Per questo motivo credo che uno degli obiettivi principali di un buon Amministratore sia quello di trovare un giusto equilibrio tra questi due interessi collettivi.

Condizionare le esibizioni musicali allo stop forzato alle ore 00.30, sminuirà l’offerta turistico-culturale del nostro Comune e nello stesso tempo disincentiverà gli investimenti da parte di gestori di pub e lidi ad organizzare serate musicali durante l’estate.

10351371_795438407174228_6648763932132386920_nInoltre leggendo l’ultima delibera di Giunta in materia di eventi estivi, si deduce che quest’anno non ci sarà nessun Calendario Eventi organizzato dell’Amministrazione, bensì si elargiranno contributi sulla base di un bando che ancora deve essere pubblicato dallo stesse Ente.

Mi aspettavo una scelta più coraggiosa da parte di questa Amministrazione nonché un maggiore impegno in materia di progettazione e realizzazione di eventi.

Non bisogna fermarsi solamente ad elargire contributi bensì creare una piattaforma intellettuale che possa pianificare l’offerta turistica e culturale del nostro territorio, considerando il fatto che fino al 2019 Matera sarà uno degli hub culturali dell’intera Europa”.

Il Centro Storico di Bernalda durante le manifestazioni culturali dell'estate 2014
Il Centro Storico di Bernalda durante le manifestazioni culturali dell’estate 2014

La gente fa il tifo per noi – 23 anni dalla strage di Capaci

Strage-di-Capaci23 anni da quel 23 maggio 1992 che l’Italia ricorda come la “strage di Capaci”.

L’attentato nel quale morirono il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e 3 agenti della scorta.Una bomba piazzata in autostrada da Cosa Nostra, all’altezza di Capaci, tolse la vita al Magistrato Antimafia.

In Sicilia si inaugurò quella che poi venne definita la “la stagione della bombe”. Un attacco diretto alla centralità delle istituzioni dello Stato, alle figure chiave della legalità. Il primo di una lunga serie di attentati che ferì drammaticamente il cuore del nostro Paese.

Molti di noi, non erano ancora nati, non avranno sicuramente memoria storica. È una pagina buia della nostra Italia. Una ferita profonda, che a distanza di 20 anni, è ancora aperta e fatica a rimarginare.

Vogliamo ricordare quel 23 maggio affinché le nuove generazioni, non dimentichino coloro che hanno perso la vita per fare dell’Italia un paese migliore. “La gente fa il tifo per noi” affermava il giudice Falcone, convinto che fosse dalla parte giusta, a difendere i più deboli.

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Un super eroe , senza maschera e mantello, del quale andare fieri. 

Un super eroe italiano del XXI secolo.

Google VS Apple: l’attacco su Maps

Google versus Apple: l’attacco virtuale su google maps.

Provate a copiare queste coordinate 33°30’52.5”N 73°03’33.2”E ed incollarle su google maps. Sarete catapultati nel cuore del Medio Oriente, più precisamente in Pakistan.

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Lo scenario che apparirà dinnanzi ai vostri occhi sarà quello di una provocazione che sicuramente farà il giro del web in pochissime ore: l’omino android che si prende beffa della mela di Cupertino urinandole addosso.

Una scena dal significato forte che sta scatenando le ilarità e la curiosità di moltissimi navigatori del web: Perché Google ha deciso di attaccare in questo modo ? Apple contrattaccherà ? Il Pakistan è  stato scelto a caso ?

….e se ci fosse lo zampino di qualche hacker birichino?!?

Strage Canale di Sicilia – Quando gli italiani erano i veri extracomunitari

strage-canale-di-siciliaIl 18 aprile 2015 è la data dell’ennesima tragedia consumata nelle acque del Mediterraneo.

Un naufragio alle porte del Canale di Sicilia è costato la vita a  più di 700 persone. Difficile avere un riscontro definitivo delle vittime ma si presume che le cifre potrebbero aumentare (c’è chi parla di 950 persone a bordo).

Si tratta della più grande sciagura avvenuta nelle acque del Mediterraneo: “un’ecatombe senza precedenti” come definita dall’ONU.

L’esperienza insegna che con l’approssimarsi della primavera e della bella stagione, gli episodi, che si sono tragicamente verificati in prossimità delle acque italiane, prenderanno ogni giorno sempre più forma e consistenza.

La cosa che lascia perplessi, non è la prevedibilità degli avvenimenti, quanto la completa riluttanza della classe politica italiana (ed anche europea) a dare una risposta efficace al problema dell’immigrazione clandestina, assistendo inerme alla quotidiana morte di centinaia di persone.

Continue accuse ed attacchi frontali in termini di competenza, vengono lanciati dai palazzi del potere italiani nei confronti delle istituzioni europee, ree di aver lasciato da solo il nostro Paese.

L’indifferenza di tantissimi Governi (di CDX e CSX) che si sono succeduti, avrebbe dovuto far nascere una sorta di responsabilità colposa, nei confronti di chi ha assistito,senza far niente, ad una strage continua di migranti. Una responsabilità non solo politica, ma etica applicata per analogia in una società che garantisce (in svariati trattati internazionali) il diritto alla vita in qualsiasi zona del globo terrestre.

A cosa servono tutti i Trattati internazionali e le solenni Dichiarazioni per i diritti e la dignità dell’uomo, se poi non siamo in grado di tutelare nemmeno una vita umana?

E se ci fossimo noi a bordo di quei barconi ?

L’italiano è sempre contraddittorio e dalla memoria troppa corta.

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Nonostante ognuno di noi abbia almeno un parente in Argentina, Germania, Svizzera, Canada, abbiamo dimenticato che è intrinseco nel DNA genetico della nostra nazione “essere immigrati”.

Spopolando paesi del sud abbiamo riempito fabbriche del nord. Quando questo non bastava più, abbiamo attraversato le Alpi spingendoci anche oltre  l’Atlantico.

Evidentemente le nuove generazioni hanno dimenticato quando erano gli italiani a cercare fortuna altrove. Quando con una valigia di cartone si salutavano i propri cari e si affidava la propria esistenza alla volontà di Dio. 

Sono cambiati i tempi, le condizioni storiche ed economiche, però la ciclicità della storia è sempre la stessa: continua a ripetersi nella stessa maniera con soggetti differenti.

Chi sta cercando, nelle ultime ore, di farne una questione politica, speculando sulla morte di centinaia di persone rinnega le nostre radici e la storia del popolo italiano.

Che ne sarà delle Regionali pugliesi ?

imageSi fa sempre più drammatica la situazione politica all’interno del centrodestra pugliese, in vista delle elezioni regionali del 31 maggio 2015. Meno di due mesi alla tornata elettorale ed il quadro è sempre più complesso, con continui e repentini colpi di scena.

Obiettivo primario di ogni campagna elettorale è quello di calamitare quanti più consensi possibili a proprio favore, evitando spaccature e dissidi interni, mettendo da parte qualsiasi tipo di contrapposizione personale per arrivare uniti alla volata finale.

La situazione che il centrodestra pugliese sta vivendo, equivale più che ad una chiamata alle urne, con proposte politiche ed elaborazione di un programma elettorale, ad una vera e propria resa dei conti all’interno di Forza Italia.

Da una parte il padre fondatore del centrodestra italiano, che ha polarizzato la scena politica dell’ultimo ventennio italiano intorno alla sua carismatica figura, Silvio Berlusconi e dall’altra parte il figliol prodigo, Raffaele Fitto che nel giro di pochi mesi è passato da rampollo di Mr. B. a nemico assoluto da combattere con ogni mezzo a disposizione.

Le dinamiche sono difficili da capire: c’è chi parla di un regolamento di conti interno al partito, chi né fa una questione di leadership, chi una questione di rispetto, ma, al netto di ogni considerazione, l’unica certezza politica è la vittoria di Michele Emiliano e del suo centrosinistra.

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Con un tweet abbastanza ironico, l’ex Sindaco di Bari, forte della sua coalizione e della sua leadership (ottenuta con un plebiscito alle primarie di dicembre 2014 del centrosinistra), con 140 caratteri chiede aiuto a Frank Underwood, il Presidente Americano della serie televisiva House of Card, affinchè possa trovare un avversario credibile e competitivo per la sua sfida elettorale in Regione.

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Un siparietto “sociale” diventato virale nel giro di pochissime ore che sintetizza al meglio quello che è il panorama elettorale delle ultime regionali in Puglia.

Una totale mancanza di proposte politiche, l’assenza di un programma elettorale, l’inesistenza di un leader carismatico che possa trascinare l’elettorato del centrodestra pugliese.

Una vicenda non troppo lontana, da quella che consegnò la vittoria per due legislature consecutive, al Presidente uscente Nichi Vendola, leader di SEL, partito che solo in Puglia ha trovato la sua consacrazione politica (Pisapia è l’unico caso isolato).

Al di là di quella che sarà la scelta del nome, al netto di Schittulli e/o della rispolverata Poli Bortone, il rischio di un flop è davvero elevato tanto da paventare un ulteriore ridimensionamento del centro destra pugliese a favore del M5S.

antonella1La candidata ventottenne grillina, Antonella Laricchia, potrebbe trarre forte vantaggio da questo instabile clima politico, risultando la vera rivelazione di questa tornata elettorale. Sono in molti quelli che credono che l’elettorato di centrodestra, potrebbe convogliare le proprie preferenze sulla sua candidatura, consegnandole un inaspettato, quanto clamoroso, consenso elettorale.

Un’altra variabile (forse la più triste per chi ama la politica) da tenere in forte considerazione  è l’astensionismo  (i dati delle elezioni 2014 hanno fatto registrare picchi di astensionismo superiori al 50% in alcune zone d’Italia) , segno del decadimento sociale della nostra classe politica e di un distacco totale dei cittadini nei confronti della politica.

Una cosa è certa: le regionali pugliesi saranno un banco di prova importante per tutti i partiti politici e sicuramente apriranno degli scenari nuovi, per alcuni versi anche drammatici, subito dopo il 31 maggio.

Ai posteri l’ardua sentenza…

Happy Meal o Pizza ?!? Ecco il video della rivolta contro Mc Donald’s

Pizza o Happy Meal ?!?

Seratina in pizzeria o giro veloce alla Mc Donald’s ?

Potrebbe sembrare una proposta stupida, a tratti dalla risposta scontata, se appartenete a quelle generazioni che non hanno subito l’attacco mediatico, costante e perpetuo, protratto per interi decenni, dalle multinazionali del cibo spazzatura su intere generazioni di adolescenti.

Secondo voi è un caso se le nostre Mc Donald’s sono popolate da orde di bambini e/o quindicenni ?!?

Dopo questa veloce analisi, la risposta alla domanda iniziale potrebbe non essere più tanto scontata. Ecco perché nel video della multinazionale americana, il più sicuro e convinto è proprio un bambino.

Il video ha scatenato una serie incontrollata di reazioni. Dalle proteste sul web alle manifestazioni “pro-pizza” per le strade dello stivale.

In fondo si sa, ogni polemica può tirar fuori creatività ed ingegno.

Dopo la provocazione di Mc Donald’s sulla pizza italiana, i colossi del marketing e della pubblicità globale, hanno dovuto fare i conti con l’arte e l’ilarità che da sempre contraddistinguono il nostro essere italiani.

Il risultato è un contro spot “homemade” (nello specifico nelle strade di Napoli) che in poche ore dalla sua pubblicazione ha già fatto il giro delle rete.

Lasciamo a voi ogni tipo di considerazione, d’altronde come recita una famosa massima latina: “De gustibus non est disputando”.